Velleio Historiae Romanae Liber Posterior 11

Versione Latino

Bellum deinde Iugurthinum gestum est per Q. Metellum, nulli secundum saeculi sui. Huius legatus fuit C. Marius, quem praediximus, natus agresti loco, hirtus atque horridus vitaque sanctus, quantum bello optimus, tantum pace pessimus, immodicus gloriae, insatiabilis, impotens semperque inquietus. 2 Hic per publicanos aliosque in Africa negotiantis criminatus Metelli lentitudinem, trahentis iam in tertium annum bellum, et naturalem nobilitatis superbiam morandique in imperiis cupiditatem effecit, ut, cum commeatu petito Romam venisset, consul crearetur bellique paene patrati a Metello, qui bis Iugurtham acie fuderat, summa committeretur sibi. Metelli tamen et triumphus fuit clarissimus et meritum ex virtute ei cognomen Numidicì inditum. 3 Ut paulo ante Domitiae familiae, ita Caeciliae notanda claritudo est. Quippe intra duodecim ferme annos huius temporis consules fuere Metelli aut censores aut triumpharunt amplius duodecies, ut appareat, quemadmodum urbium imperiorumque, ita gentium nunc florere fortunam, nunc senescere, nunc interire.

Traduzione Italiano

[11] In seguito, si compì, grazie a Q. Metello, che al suo tempo non era secondo a nessuno, la guerra contro Giugurta. C. Mario, del quale ho già detto, era il suo legato: costui era nato in un borgo di campagna, uomo rozzo e incolto, ma che, per la sua condotta di vita, era ritenuto degno di una vera e propria venerazione. Tanto era il migliore nel combattere, così era il peggiore in tempo di pace, perché non aveva misura nella ricerca di gloria; era insaziabile, frustrato e sempre ansioso. 2. Quest'uomo, grazie a dei pubblicani e ad altri che facevano affari in Africa, riuscì a fare incriminare Metello per la sua lentezza, visto che era già il terzo anno che portava avanti quella guerra, sicché portò a tal punto la sua naturale arroganza di riconoscimenti nobiliari e la sua brama di rimanere al comando, che, quanddo venne a Roma per una licenza che aveva chiesto, fu eletto console e riuscì a farsi assegnare il sommo potere nella guerra che Metello, il quale per ben due volte aveva già sconfitto Giugurta, aveva ormai quasi condotto a termine. Ad ogni modo, il trionfo di Metello fu davvero il più glorioso, tanto che, per il suo valore, gli fu assegnato il soprannome di "Numidico". 3. Come prima si diceva per la famiglia Domizia, anche di quella dei Cecili bisogna ricordare la fama. Perché nel giro di dodici anni, tutti in questo periodo, ben più di dodici furono i Metelli tra consoli, censori o titolari di trionfi, anche se poi si evince che, allo stesso modo della fortuna delle città e degli imperi, così anche per quella delle famiglie c'è un tempo in cui fiorisce ed uno in cui tramonta e anche un tempo in cui scompare.