Velleio Historiae Romanae Liber Posterior 7

Versione Latino

Hunc Ti. Gracchi liberi, P. Scipionis Africani nepotes, viva adhuc matre Cornelia, Africani filia, viri optimis ingeniis male usi, vitae mortisque habuere exitum: qui si civilem dignitatis concupissent modum, quidquid tumultuando adipisci gestierunt, quietis obtulisset res publica. 2 Huic atrocitati adiectum scelus unicum. Quippe iuvenis specie excellens necdum duodevicesimum transgressus annum immunisque delictorum paternorum, Fulvii Flacci filius, quem pater legatum de condicionibus miserat, ab Opimio interemptus est. Quem cum haruspex Tuscus amicus flentem in vincula duci vidisset, "quin tu hoc potius", inquit, "facis"! Protinusque inliso capite in postem lapideum ianuae carceris effusoque cerebro expiravit. 3 Crudelesque mox quaestiones in amicos clientesque Gracchorum habitae sunt. Sed Opimium, virum alioqui sanctum et gravem, damnatum postea iudicio publico memoria istius saevitiae nulla civilis prosecuta est misericordia. 4 Eadem Rupilium Popiliumque, qui consules asperrime in Tiberii Gracchi amicos saevierant, postea iudiciorum publicorum merito oppressit invidia. Rei tantae parum ad notitiam pertinens interponetur. 5 Hic est Opimius, a quo consule celeberrimum Opimiani vini nomen; quod iam nullum esse spatio annorum colligi potest, cum ab eo sint ad te, M. Vinici, consulem anni centum et quinquaginta. 6 Factum Opimii, quod inimicitiarum quaesita erat ultio, minor secuta auctoritas, et visa ultio privato odio magis quam publicae vindictae data. 7 In legibus Gracchi inter perniciosissima numerarim, quod extra Italiam colonias posuit. Id maiores, cum viderent tanto potentiorem Tyro Carthaginem, Massiliam Phocaea, Syracusas Corintho, Cyzicum ac Byzantium Mileto, genitali solo, diligenter vitaverant et civis Romanos ad censendum ex provinciis in Italiam revocaverant. 8 Prima autem extra Italiam colonia Carthago condita est. Subinde Porcio Marcioque consulibus deducta colonia Narbo Martius.

Traduzione Italiano

[7] 1. Questa fu dunque la fine, della vita e della morte, dei figli di T. Gracco, nipoti di P. Scipione Africano, mentre ancora era viva la madre Cornelia, figlia dell'Africano, uomini dal più nobile ingegno, ma utilizzato per il male: che se avessero ambito a un premio per la loro dignitas che fosse degno di un vero cittadino, qualunque cosa avessero tentato di ottenere ricorrendo a tumulto della folla, la res publica sarebbe rimasta tranquilla. 2. A questa atrocità si aggiunse pure l'unico vero delitto. Poiché un giovane di nemmeno diciott'anni, il più bello d'aspetto e che nulla aveva a che fare con i delitti di suo padre, il figliio di F. Flacco, che il padre aveva mandato come ambasciatore per trattare le condizioni, fu ucciso da Opimio. Quando l'auruspice Tosco, suo amico, lo vide in lacrime che veniva condotto in ceppi, disse: in ti rimane da fare!>> Eppure, ben presto egli morì, con il capo reciso su un blocco di pietra aulla porta del carcere , con il cervello che si spandeva all'intorno. 3. E subito terribili processi si tennero contro gli amici e i clienti dei Gracchi. Non vi fu memoria di questa sevizia che fosse tirata in ballo, con nessuna pietà, contro Opimio, uomo per altro osservante della religione e solenne, eppure condannato, più tardi, con un iudicium publicum. 4 Stesso odio, tipico degli iudicia publica, colpì senza sconti anche Rupilio e Popilio, i consoli che incrudelirono nel modo più aspro contro gli amici di Tiberio Gracco. A un così grande avvenimento ben poco di inerente veniva presentato durante le inchieste. 5. Questo Opimio è quel console dal quale viene il nome del celeberrimo vino Opimiano; infatti, nessuno di questo nome riesco a reperire in quello spazio di anni, visto che tra il suo consolato e i tuo, M.Vinicio, pssano 150 anni. 6. Con Opimio si fece così perché si richiedeva vendetta delle inimicizie, l'auctoritas non era seguita e poi sembrava che egli avesse dato soddisfazione all'odio privato piuttosto che alla pubblica vendetta. 7. Tra le leggi di Gracco più dannose si può annoverare quella con cui fondava delle colonie fuori d'Italia. I nostri antenati avevano fino ad allora evitato di far ciò, poiché sembrava loro che Cartagine fosse molto più potente di Tiro, Marsiglia di Focea, Siracusa di Corinto, Cizico e Bisanzio di Mileto, loro suolo d'origine. Sicché richiamavano i cittadini romani a farsi censire, dalle province, in Italia. 8. La prima colonia che fu fondata fuori dell'Italia fu Cartagine. Poi, sotto il consolato di Porcio e Marcio, fu dedotta la colonia di Narbo Martius.